M O N F E R R A T O A R T E

ASSOCIAZIONE CASALESE ARTE E STORIA PARCO NATURALE E AREA ATTREZZATA
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GABIANO

GABIANO

 

Dial. Gabiàn. Gabianum, 992 [MGH DD II/2, doc. 101, p. 512; BSSS 127, doc. 28, p. 31]; Cortem magnam, nomine Gabianam, 774 [Alessio 1982, p. 158] (donazione di Carlo Magno alla Novalesa, documento dubbio).
Nel 1928 a Gabiano fu aggregato il comune soppresso di Varengo [Variazioni 1930, p. 7].

Abitanti: 630. Distanza da Casale Km 26 ‑ Altezza: m 300 s. m. Provincia di Alessandria.

Parrocchia dei Ss. Pietro e Aurelio. Divenne pieve nel sec. XI avanzato, subentrando forse a Casaliglum, pieve di vita effimera citata una sola volta (senza titolo) in un diploma del 997 [MGH DD II/2, n. 264, p. 681; BSSS 70, doc. 22, p. 34], non più esistente nelle liste della prima metà dell’XI secolo [Ferraris 1938, p. 92; Ferraris 1984a, pp. 56-57]. Secondo una ipotesi la pieve di Casaliglo sorse come smembramento da Industria nella seconda metà del sec. X; nel tardo sec. XI fu sostituita dalla pieve di Gabiano (attestata prima del 1147 [Ferraris 1984a, p. 57], quando Casaliglo era già scomparso). Casaliglum potrebbe corrispondere a Casaletto, frazione di Gabiano situata Km 1.5 a sud del capoluogo, comportando in questo caso una sostanziale continuità tra Casaliglum e Gabianum [Calvo 2003, pp. 73, 85-86]; ma il toponimo è piuttosto diffuso e sono state fatte varie altre ipotesi di localizzazione [Settia 1975, pp. 269-70; Ferraris 1995, p. 158; Ferraris 1984a, p. 346; Silicani 2002, pp. 205-14]; inoltre non è neppure certo che Casaliglo si trovasse nella diocesi di Vercelli a sud del Po [Settia 2012, pp. 12-13]. La parrocchia di Gabiano passò dalla diocesi di Vercelli alla diocesi di Casale fin dal 1474 [De Bono 1986, p. 34]. Nel 1986 alla parrocchia di Gabiano è stata unita la parrocchia di S. Aurelio [Decreto vescovile 30/6/1986].

Chiesa parrocchiale, S. Pietro Apostolo: a valle dell’abitato, in direzione sud-ovest, dove si trovava l’insediamento originario. Della chiesa medievale si conserva solo il campanile. Una riedificazione della chiesa era già stata effettuata prima del 1584 [Vescovi 2007, p. 254]. Nel 1688 l'edifico minacciava rovina; venne ricostruito con la casa parrocchiale nello stesso sito della chiesa precedente, ma con riorientamento che portò a rivolgere la nuova facciata da ovest a sud; i lavori, affidati ai capomastri luganesi Antonio Rusca e Francesco Beltrami [Prosperi 2019, pp. 433-35], si conclusero nel 1692. In seguito la chiesa subì ulteriori rimaneggiamenti [AD 1991, p. 136], specie all’inizio del sec. XIX. Fu consacrata nel 1827 e, dopo un nuovo restauro, nel 1864 [Niccolini 1877, p. 443].

Nel 1774 poco a valle della chiesa fu dissotterrato un miliare di granodiorite con iscrizione dei tetrarchi (periodo 293-305 d. C.) e sul lato opposto degli imperatori Valentiniano e Valente (periodo 364-367 d. C.), assieme ad una base anepigrafe più grande. Il cippo fu dapprima infisso nel piazzale della chiesa, nel 1873-74 venne acquistato da Camillo Leone e confluì in seguito nella raccolta del Museo Leone di Vercelli [De Conti 1809; Roda 1985, pp. 112-13; Banzi 1999, pp. 204-207].

Il campanile a sezione rettangolare si innalza posteriormente sul fianco destro della chiesa. La muratura è costituita da mattoni di diverse dimensioni e da piccoli conci lapidei legati da spessi letti di malta. Archetti pensili in cotto delimitano quattro ripiani di diversa altezza in cui si aprono finestre costituite ai primi due livelli da monofore e ai due piani superiori da bifore in parte tamponate. Al culmine c'è una cella campanaria di più recente costruzione, sotto la quale sono sistemati i quadranti dell'orologio. Le tre campane sono state fuse nel 1826 da Pietro Gattinara [Cuzzoni]. Per struttura il campanile di S. Pietro ricorda quello della chiesa di S. Maria delle tre Valli di Moncestino, databile alla fine del sec. XI, epoca forse non casualmente coincidente con l'acquisizione del ruolo di pieve da parte della chiesa di S. Pietro [Vescovi 2007, pp. 255-57].

La facciata, rivolta a sud, sporge abbondantemente sopra il tetto della navata; è di struttura ottocentesca a due ordini, intonacata e dipinta di bianco, con lesene, trabeazione e timpano in giallo ocra; il piano superiore, più stretto, si raccorda con l’inferiore mediante due piccole volute. Pianta rettangolare a navata unica con tre cappelle per lato e volta a botte tagliata da unghie in corrispondenza delle lunette che ospitano le finestre. L’altare maggiore è stato sdoppiato con mensa marmorea spostata in avanti; sull’alzata dell’altare sono collocati un crocifisso ligneo settecentesco e sei candelieri argentati. Notevole il coro di noce intagliato, datato 1738, realizzato a spese del parroco e vicario foraneo Giuseppe Antonio Cane. Balaustrata marmorea (sec. XVIII). Gli affreschi nelle cappelle, nel presbiterio e nel coro sono di Paolo Maggi (<1877), con interventi diminutivi dell’allievo Fantazzini [Niccolini 1877, p. 443; Grignolio 1993, pp. 43-45]. Nella prima cappella di sinistra è situato il battistero; le altre cappelle hanno modesti altari; nella terza cappella destra, in un reliquiario a urna, si conservano il cranio e altri resti ossei attribuiti a un S. Bonifacio martire. All'ingresso della chiesa sono murate due acquasantiere di marmo; quella di destra porta incise le iniziali di Francesco Bilia, pievano di Gabiano nella prima metà del Seicento. Sopra la bussola è posto l’organo di Giacinto Bruna (1827) [Galazzo 1990, p. 216], con orchestra e cassa stile impero, restaurato nel 2009 (fratelli Marzi). In sacrestia una lapide elenca i parroci a partire da Pietro Ottavio de Radice (1565). Nella casa parrocchiale sono custoditi oggetti sacri e reliquiari.

Il 20/5/1984 furono rubati cinque cassettoni del sec. XIX, una ventina di pannelli di noce del sec. XVII e un calice d’argento di grande valore [Grignolio 1993, pp. 43-45].

S. Defendente: al Rollino (dial. Rulìn), nel centro storico del paese, di fronte all'ingresso del castello, detto 'cancello di San Defendente'. Non è nota la data di fondazione della chiesa. La festa con processione è stata spostata a metà luglio [AD 2002, p. 137]. Restauri nel 2017.

Facciata intonacata, divisa verticalmente in tre settori da due coppie di lesene su due ordini e culminante con un timpano triangolare. La porta d'ingresso è rialzata di tre scalini rispetto al piano stradale; ai suoi lati si aprono due finestrelle rettangolari, mentre un'altra finestra più grande è posta in alto al centro, sopra la fascia marcapiano. Un piccolo campanile si eleva sullo spiovente sinistro del tetto. Impianto ad aula rettangolare con volta a crociera, presbiterio-abside pure di forma rettangolare, coperto a sua volta da una volta a crociera e separato dall'aula da una semplice balaustrata lignea. Altare in muratura stuccata. Piccolo coro ligneo sopra cui è collocata alla parete di fondo una pala settecentesca raffigurante S. Defendente in venerazione della Madonna col Bambino. Presso una nicchia è esposta la statua di gesso di S. Defendente. Alla parete sinistra dell'aula è appesa una tela datata 1688, che rappresenta la Madonna col Bambino venerata da S. Biagio e da un santo martire gesuita; proviene dalla non più esistente chiesa di S. Biagio (probabilmente è la chiesa raffigurata nella tela), il cui beneficio fu in parte acquisito nel 1801 da Giacomo Filippo Durazzo [Archivio Durazzo 1981, p. 498].

S. Giovanni Nepomuceno: alle Case Canepale (dial. Cà dal Canavà). Cappella privata, sconsacrata [AD 2002, p. 137]. La fondazione della cappella dovrebbe essere successiva almeno al 1729, anno di canonizzazione del santo titolare.
Piccolo edificio molto degradato, con distacchi di intonaco da cui appare la muratura in mattoni; è privo di campanile. La facciata, settecentesca, mantiene una certa eleganza con profilo superiore e cornice intermedia curvilinei. Interno ad aula rettangolare con volta a cupola ribassata su pennacchi e piccolo presbiterio con volta a botte lunettata. Altare in muratura stuccata. È presente una tela settecentesca centinata raffigurante la Vergine col Bambino venerata dai Ss. Giovanni Nepomuceno e Vincenzo Ferreri.

Maria Ausiliatrice: alle Case Grosso (dial. Cà dal Gros). Chiesetta con paramento in mattoni. Probabilmente era inizialmente una semplice aula rettangolare, cui in un secondo tempo furono aggiunti una piccola sacrestia e uno snello campanile con inconsueta copertura di mattoni. La facciata è stata restaurata nel 1993 con un innesto di pietra di Luserna, che ha prodotto un prospetto anomalo ed uno stridente contrasto cromatico [Valle Cerrina 2002; Pollicelli 2005, pp. 64-65]. Festa con processione all’ultimo sabato di maggio [AD 2002, p. 137].

S. Grato: in frazione Sessana (dial. Sasàn-a), toponimo non attestato nel medioevo.
Chiesa citata a inizio sec. XVIII [Saletta 1711, vol. I, parte III, c. 8v]. L'edificio attuale fu costruito nel 1770.

Costruzione in mattoni a vista, tranne la facciata che è intonacata e, come il piccolo campanile interno all'aula sul lato destro, porta i segni di un recente intervento. Pregevole il portale ligneo, protetto da un più recente cancello. Pianta a navata unica voltata a botte, con presbiterio elevato di un gradino e delimitato da una balaustrata; abside semicircolare con volta a semicatino. L’interno è sfarzoso negli ornamenti, così come negli affreschi delle pareti e della volta [Valle Cerrina 2002; Pollicelli 2005, p. 51]. Sull’altare è posta una statua del Sacro Cuore, donata nel 1902 da Giulio Grosso [Grignolio 1980, p. 194] in seguito ad un furioso incendio che colpì il paese (gennaio 1901). Sulla parete dell’abside vi sono dipinti murali con S. Grato al centro, S. Sebastiano e S. Rocco ai lati. Degli stessi santi sono conservate anche le statue; la statua di S. Sebastiano è di Luigi Sala (inizi sec. XX). Festa con processione il primo sabato di settembre [AD 2002, p. 137].

S. Maria della Neve: in frazione Casaletto (dial. Cažalèt. Casaliglum?, 997 [MGH DD II/2, n. 264, p. 681; BSSS 70, doc. 22, p. 34]; Casaletum, 1343/49 [Ferraris 1984b, p. 192]). Cappella privata. Non è nota la data di fondazione, comunque anteriore al 1836 [Rapetti 2002].

Paramento in mattoni a vista, pianta rettangolare. Un piccolo campanile intonacato si eleva presso l'angolo posteriore destro del tetto. La semplice facciata è mossa dalle aperture e da decorazioni in laterizio; nel timpano è tracciato col cotto il profilo di un cuore. Il portale è coronato con un timpano curvo, spezzato dall'apertura di una finestrella quadrilobata; altre due finestrelle rettangolari si trovano ai lati della porta. Interno ad aula unica voltata a botte, con altare in muratura stuccata.

S. Aurelio: in località Sant'Aurelio (dial. Sant’Urèliu), in una valletta tra Zoalengo e Mincengo. Era già divenuta parrocchia nel sec. XVII; fu soppressa nel 1986 [Decreto vescovile 30/6/1986]. Non è consacrata [AD 1974, p. 126]. Era l’unica parrocchia con questo titolo nell’antica diocesi di Vercelli. Secondo Marco Aurelio Cusano venne eretta verso l’830 sotto il vescovo di Vercelli Notingo, in occasione del trasferimento delle reliquie del santo vescovo armeno Aurelio da Milano all’abbazia di Hirschau [Cusano 1676, n. 34, p. 114]. E’ citata negli estimi vercellesi, pieve di Gabiano, dal 1299 («Ecclesia sancti olerij») [ARMO, p. 39]. Nel sec. XVI minacciava rovina. Nel primo quarto del XVIII si fecero grandi restauri con ricostruzione del campanile. Nel 1834 fu riedificata l’abside; altri lavori murari e ridipintura di pareti e volte vennero conclusi nel 1859 (iscrizione sull’arcata all’ingresso del presbiterio). Nel 1889-90 la chiesa fu prolungata di una campata a livello dell’abside e sul davanti, con erezione di nuova facciata e della sacrestia; le decorazioni furono affidate a Ermelindo Marro (1891). Nel 1899 fu rifatta la pavimentazione [Calvo 2003, pp. 73-82]. Altri più recenti restauri furono realizzati con le offerte della popolazione [AD 2002, p. 137]. Nel 2013 fu rifatto il sagrato (studio Petitti).

Chiesa orientata. Sul fianco sinistro, all’altezza del presbiterio, si innalza il campanile, dotato di tre campane (ditta Gattinara, 1826) e di orologio elettrico (ditta Trebino, 1987). Facciata neoclassica a due ordini di lesene, con timpano triangolare; l’ingresso è preceduto da una scalinata di cinque gradini. Interno a navata unica. Sulla volta tre grandi medaglioni di Paolo Maggi (1859?) rappresentano le Virtù teologali; un quarto medaglione raffigurante S. Aurelio è opera di Calosso (1891). Il presbiterio è rialzato di tre scalini e chiuso da una bella balaustrata di marmo nero intarsiato, già presente nel 1752 (forse riadattata da un’altra chiesa), con cancelletto di ferro battuto (1875). Altare maggiore in laterizio marmoreggiato. Abside semicircolare, illuminata da tre vetrate raffiguranti l’Annunciazione (ditta Peresson, 2001); coro con stalli di noce del 1836, riadattati nel 1880 (al centro tre stalli distinti per parroco e sacerdoti); al di sopra, entro una cornice di gesso, vi è la pala settecentesca di S. Aurelio, nella cui parte inferiore è riprodotta la chiesa.

Agli angoli dell’aula si aprono quattro cappelle; a destra: cappella dell’Addolorata (1890), con statua lignea d’incerta provenienza, e cappella di S. Giuseppe, con altare del 1723, tela di Anna Centanino (1986) e, in una nicchia, una statua di gesso di S. Giuseppe, benedetta nel 1861. A sinistra: battistero (1890) con tela di S. Giovanni Battista e cappella della Madonna del Carmine (già realizzata nel 1634) con statua della Madonna col Bambino entro una nicchia. Nelle porzioni intermedie della navata sono situati due confessionali: quello di destra fu realizzato verso il 1723 da Domenico Bollo, quello di sinistra nel 1817 da Giovanni Antonio Seggiaro. Sopra i confessionali sono collocate due tele, raffiguranti rispettivamente la Madonna con angeli (<1772) e la Morte di S. Giuseppe (<1876). Alle pareti sono sistemati 14 quadri ad olio della Via Crucis (1821), un crocifisso processionale e entro nicchie statue del Sacro Cuore (1932), di S. Giovanni Bosco (1960) e della Madonna di Lourdes. Sulla sinistra, tra l'aula e il presbiterio, è situato il pulpito ligneo intagliato (sec. XVIII). All’ingresso vi è una tribuna di noce, realizzata da Giovanni Antonio Seggiaro (1817) su disegno dell’ing. Giovanni Battista Formiglia. Organo elettronico Ahlborn 250 comprato nel 1998.
Dal lato destro del presbiterio si accede alla sacrestia (1890), in cui si conserva un secondo crocifisso processionale settecentesco.

Nel 1983 furono rubati credenza e armadio in noce della sacrestia, una statua lignea della Vergine del Carmelo (anteriore al 1724), il crocifisso del pulpito, le antine dei confessionali, gli angeli del presbiterio [Calvo 2003, pp. 74-91].

Addolorata (Beata Vergine dello spasimo): isolata in aperta campagna, 400 metri a sud di Zoalengo (dial. Žualèng. Zovalengum, 1095 [Massia 1923, p. 51]). Edificata nel 1737 per un voto fatto dal nobile Giovanni Bartolomeo Seggiaro; lo stesso Seggiaro la fece ampliare nel 1754 [Odisio 1992]. Fu benedetta nel 1755. Nella seconda metà del Novecento fu abbandonata e subì furti; più recentemente sono stati effettuati lavori per il tetto e per gli infissi [Calvo 2003, pp. 95-97].
Si presenta come una piccola aula rettangolare, con abside pure rettangolare e pronao aggiunti alla fine del sec. XIX; è priva di campanile. Non è utilizzata.

S. Rocco: a Zoalengo. Eretta nel 1753-54, sulle rovine di una chiesa precedente. La statua di S. Rocco fu acquistata nel 1932. Protiro costruito nel 1948 [Calvo 2003, pp. 93-94]. Festa con processione il 16 agosto [AD 2002, p. 137].
Piccola aula rettangolare con abside semicircolare, facciata rivolta a sud, in parte coperta dal protiro.

S. Stefano: a Mincengo (dial. Minsèng. Muzingum, 1095 [Massia 1923, p. 51]); alla periferia del paese verso valle. Chiesetta privata, eretta da don Stefano Bacino nel 1712 o 1713 [Calvo 2003, pp. 94-95]. Si celebra la festa il 26 dicembre [AD 2002, p. 137].
Piccolo edificio a pianta rettangolare (m 8 x 6), con facciata rivolta a sud; i lati orientale e settentrionale sono aderenti ad abitazioni civili. Prospetto intonacato, scandito da due coppie di lesene su due ordini e culminante con un semplice timpano triangolare. Sopra il portale, nel secondo registro, si apre una finestra rettangolare.

S. Pietro (Madonna della Pace) [AD 1969, p. 53]: cappella del castello, privata. Una primitiva chiesa castellana dedicata a S. Maria dipendente dall'abbazia di S. Pietro di Breme è ricordata nel 1152 [BSSS 127, doc. 98, p. 129]; compare senza reddito negli estimi vercellesi nel 1299 [ARMO, p. 38], e non è più nominata negli estimi successivi, forse perché ridotta al rango di cappella gentilizia; scompare poi quando viene allestita una chiesetta nel maschio del castello, la cui dedicazione non è nota. Una consacrazione della cappella venne effettuata nel 1750; al 1771 risale la licenza vescovile e papale di conservarvi il SS. Sacramento e al 1792 l'erezione di una Via crucis. Nel 1935 la cappella venne intitolata a S. Pietro, riconsacrata e dotata di campane; alla cerimonia di benedizione assistette la regina Elena di Savoia [Angelino 1986c, pp. 548, 554, 556 n. 49; Archivio Durazzo 1981, pp. 473, 478, 492].