M O N F E R R A T O A R T E

ASSOCIAZIONE CASALESE ARTE E STORIA PARCO NATURALE E AREA ATTREZZATA
DEL SACRO MONTE DI CREA
MUSEO CIVICO DI CASALE MONFERRATO
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BORGO SAN MARTINO

BORGO SAN MARTINO

 

Dial. Burg. Borgo franco costituito con concessione di Guglielmo VII di Monferrato il 20/11/1278. Villa S.ti Martini, 1278 [Giorcelli 1919, p. 2]; Burgus sancti Martini, 1305 [Sangiorgio 1780, p. 87]; assorbì la popolazione di Sarmatia (Sarmaza, 988 [BSSS 41, doc. 2, p. 220]) e Moneta (Moneta, 1127) [Bruel 1894, doc. 3996, p. 349].

Abitanti: 1430. Distanza da Casale Km 8 ‑ Altezza: m 110 s. m.. Provincia di Alessandria.

Parrocchia dei Ss. Quirico e Giulitta. Appartenne alla diocesi di Pavia probabilmente già dall'alto medioevo [Forzatti 2002, p. 45] fino al 1805, quando andò alla diocesi di Alessandria; nel 1806 passò alla diocesi di Casale [Giorcelli 1919, p. 16].

Chiesa parrocchiale, Ss. Quirico e Giulitta: in via Roma. Una chiesa di S. Quirico di Sarmatia fu censita negli anni 1321-24 [Rosada 1990, p. 74]. Dell'attuale chiesa mancano notizie sull’origine (coincidente forse con la fondazione del borgo), sulle prime ristrutturazioni, sulla consacrazione e sull’erezione in parrocchia. Nel 1565 era coperta da volte, ma priva di pavimentazione. Al 1671 risalgono lavori in sacrestia; al 1688 la costruzione della balconata per la cantoria e l’organo [Ricagni 1994, pp. 167-68; Toscani 2003b, p. 73]. Attorno al 1730 furono trasformati in stile tardo-barocco coro e presbiterio; al 1734 risalgono le balaustre dell'altar maggiore e dei due altari in capo alle navate laterali (Carlo Cesare Pellagatta) [Di Majo 2010, p. 266]. Nel 1738-40 venne realizzato il sagrato in ciottoli (poi rifatto nel 1937) [Ricagni 1994, pp. 299-301]; nel 1772 fu eretto l’altar maggiore (Francesco Bottinelli) [Ricagni 2006, p. 36]. Nel 1777 era già stato rialzato il campanile; le campane fuse da Pier Giuseppe De Giorgi e Francesco Antonio Gattinara nel 1779, furono sostituite nel 1893 [Ricagni 1994, pp. 260, 312-13]. Nel 1809 fu costruita la cappella dell’Addolorata, su disegno dell’arch. Giovanni Battista Formiglia, stuccatore Liberato Francesco Salvini; l'altare fu poi ricostruito nel 1895-96 [Ricagni 1994, p. 223; Ricagni 2006, p. 44]. Nel 1851 e dal 1861 al 1865 si fecero lavori all’organo e alla cantoria; nel 1862 ai lati del presbiterio furono apposti cancelli di ferro provenienti dal Duomo di Casale [Ricagni 1994, pp. 246-50]. Nel 1884 l’edificio fu ampliato sul fianco sinistro [Ricagni 1994, p. 297]. Nel 1886 la volta della chiesa fu ritinteggiata a cielo stellato; i fratelli Castelletti completarono con lavori d’intaglio la porta grande [Ricagni 1994, p. 259]. Importanti restauri nel 1922-23: si scrostarono colonne e capitelli, si aprirono 11 finestre, fu pulita dall'intonaco la facciata rifacendo il rosone, i cinque pinnacoli e la cuspide della porta centrale [Ricagni 1994, p. 272].

Piccolo sagrato in ciottoli bianchi e neri. Facciata a doppio saliente rivolta a ovest, in mattoni a vista, tripartita da quattro contrafforti e culminante con cinque pinnacoli in cotto. Il portale centrale ha un arco ogivale incorniciato a frontone con un timpano molto acuto e una lunetta a mosaico risalente agli anni venti del Novecento (Giulitta e Quirico, due pecorelle e una fiamma e la scritta «Ut unum sint»); due porte laterali sono incorniciate da ampi archi acuti. Al di sopra si aprono un rosone grande centrale e due piccoli laterali. Coronamento ad archetti pensili. Piccoli contrafforti rinforzano anche la parete destra; il lato nord è addossato ad altre costruzioni. Il campanile si eleva sul lato destro dell'abside; è a sezione quadrata, sormontato da una cuspide a cupoletta, di concezione settecentesca; fu restaurato nel 1961; nel 1985 fu dotato di orologio. La cella campanaria ha cinque campane fuse nel 1893 (Pasquale Mazzola).

Interno a pianta basilicale in tre navate, di cui quella centrale è larga il doppio delle laterali, più basse; volte a crociera in tre campate con arcate ogivali sorrette da pilastri ottagonali in mattoni a vista; le volte non sono più dipinte a cielo stellato. La luce penetra da 27 finestre. Pavimento in formelle di cemento esagonali; il presbiterio ha pavimentazione a mosaico (Leonardo Crovato, 1868). Altare maggiore in marmi policromi (1772), elevato su tre gradini [Ricagni 1994, pp. 294-317]; sull’alzata dell’altare sono posti busti argentati di quattro Dottori della Chiesa; il tabernacolo (1939) ha un ricco baldacchino ligneo a conchiglia sorretto da sei colonnine (fratelli Bracciano, 1747) [Ricagni 2006, p. 35]. Intorno al presbiterio e all’abside corre un cornicione sorretto da otto paraste con ornamentazione barocca; su una fascia sottostante si legge «Qui laboratis | venite | ad me | et ego | reficiam vos». La volta del presbiterio è dipinta con una grande raggiera a croce greca attorno all’Agnello; nei quattro pennacchi sono affrescati i simboli degli Evangelisti. Abside semicircolare; pregevole piccolo coro ligneo, intagliato dal laboratorio artigianale di S. Domenico di Casale [Grignolio 1993, p. 17], in dieci stalli posti a semicerchio intorno ad uno centrale con schienale più elevato. Alla parete di fondo, sotto una ricca corona di stucco, è collocata una grande tela rappresentante il Martirio dei Ss. Quirico e Giulitta, d’autore ignoto. In alto, sulle pareti dell’abside e del presbiterio sono disposte riproduzioni di quadri di Giorgio Alberini (Annunciazione, Visitazione, Circoncisione di Gesù, Presentazione di Gesù al Tempio; gli originali sono nella cappella del Rosario di S. Domenico a Casale), che hanno sostituito quattro tele rettangolari con S. Gregorio Magno, S. Agostino, S. Ambrogio e S. Girolamo, rubate nel 1996, e quattro tele ovali con S. Evasio (di recente fattura torinese, dopo un furto [Grignolio 1993, p. 17]), S. Bernardo, S. Martino e S. Giovanni Bosco (pure di recente esecuzione). Parte delle tele furono restaurate nel 1836 da Carlo Sapelli [Ricagni 1994, p. 238].

Ai lati del presbiterio, in capo alle navate laterali, si aprono due cappelle con altari marmorei (opera di Realini), dedicate al Sacro Cuore (statua donata dopo il 1898) e all’Immacolata; come il presbiterio, sono elevate di due gradini e limitate da balaustre marmoree (Carlo Cesare Pellagatta, 1734) [Ricagni 2006, pp. 24, 43; Di Majo 2010, p. 266]. Lateralmente alla navata sinistra, rialzato a sua volta di un gradino, corre il “Cappellone” (1884), sorta di quarta navata, fiancheggiata dai vani delle cappelle di S. Francesco d’Assisi (1922) e dell’Addolorata (1895-96), tre confessionali lignei e banchi per i fedeli; nella prima cappella vi sono le statue di S. Francesco (1902) e di S. Antonio da Padova (benedetta nel 1682); nella seconda statue dell’Addolorata (1809) e di S. Rita. Presso la porta d’entrata di sinistra è situato il vano del fonte battesimale, chiuso da una cancellata di ferro battuto (1849); il fonte è sovrastato da una tela col Battesimo di Cristo. Sul fianco destro si apre una quinta cappella, dedicata a S. Giovanni Bosco (già di S. Giuseppe, XIX sec., e di S. Francesco Saverio, XVII sec.); in due nicchie presso l’altare sono sistemate le statue di S. Giuseppe (1902) e della Madonna Ausiliatrice (1917) [Ricagni 2006, pp. 44-49]. Le tavole della Via Crucis sono in stucco dipinto. Presso i primi pilastri sono collocate due acquasantiere di marmo levigato. Vi sono due lapidi sepolcrali datate 1451 e 1585. La bussola centrale è opera di Matteo Castelletti (1864); ai figli dello stesso si devono i lavori d’intaglio sulla porta centrale (1887); le bussole delle porte laterali furono realizzate da Matteo Castelletti, nipote omonimo del precedente (1902) [Ricagni 1994, pp. 299-300]. L’organo di 1282 canne, dei fratelli Lingiardi (1864), è stato restaurato nel 1912, nel 1964 (elettrificazione e trasporto della consolle nel coro, ditta Krengli) e nel 2005 (Franco Faia e Giovanni Parissone) [Durante 2005]; nella tribuna sono dipinti angeli musicanti. Non è più presente il pulpito ligneo realizzato da Gaetano Riccio nel 1741 [Ricagni 2006, p. 22].

Dal lato destro del coro si accede alla sacrestia costituita da tre locali, che contengono credenzoni e inginocchiatoi di Antonio M. Baziano (o Bracciano) (1738); gli armadi custodiscono vari reliquiari. [Ricagni 1994, p. 299].

Il 22/11/1996 vennero rubati due tele del Moncalvo, altri quattro grandi quadri di fine '800 da poco restaurati e una statua dorata della Madonna del Rosario (1666). Le tele del Moncalvo, già in precedenza rimosse dalle cappelle in capo alle navate laterali e custodite in sacrestia, rappresentano l’Annunciazione (ca. 1610) e la Madonna del Rosario (1610 o poco prima), replica della pala di Sala [Romano 1971b, pp. 53-55]; una notizia d’archivio indica il 1599 come data di esecuzione per la Madonna del Rosario (prima versione?) e gli anni appena successivi al 1600 per l’altra tela; i due quadri furono restaurati nel 1872 da Luigi Pavese [Ricagni 1994, pp. 131-32, 256] e nel 1970-71 da Mario Baiocco [Romano 1971b, pp. 53-55].

S. Maria: al cimitero; detta S. Maria della Palma (fino al 1668 era detta «delle Vigne», quindi fu ribattezzata «della Palma», a causa della rimozione delle vigne e per la presenza di un grande quadro raffigurante una palma). Risale al 1600; fu del tutto restaurata in seguito a danni di guerra e riaperta al culto nel 1668 [Ricagni 1994, pp. 319-20]; ancora ristrutturata nel 1826, 1860 (ricostruzione completa), 1906-07, 1970 e 1989-91; venne benedetta nel 1860 [Ricagni 1994, pp. 262, 321-22]. Nel corso dei restauri del 1970 fu ritrovata la tela raffigurante la Madonna della Palma attualmente esposta sula parete di fondo dell'aula.

Alla facciata è addossato un protiro a due arcate (il terzo lato poggia sulla parete di cinta del cimitero). Sopra la porta c’è un mediocre dipinto murale (sec. XX) raffigurante Maria col Bambino sorretti da una nuvola su cui si scorgono due rami di palma incrociati. Interno ad aula rettangolare; sulla parete di fondo è posta una grande tela restaurata nel 1990 con la Palma nel cui mezzo compare la Madonna col Bambino, venerati da S. Giovanni Battista e S. Giuseppe (sec. XVII).

Nel 1968 furono rubati due quadri di mediocre qualità, di cui uno raffigurante S. Lucia, posti ai lati dell'altare.

Cappella marchionale (cappella di don Bosco detta anche delle lacrime): già cappella del Collegio salesiano S. Carlo. Fu edificata nel sec. XVIII con dedica all’Immacolata. Fa parte della villa fatta costruire dal conte Cesare Antonio Ardizzone (morto nel 1725), passata agli Scarampi (Domenico Filippo Scarampi venne infeudato di Borgo San Martino con titolo marchionale nel 1750) [Ricagni 1994, p. 322]. La villa fu venduta per cifra ingente nel 1870 dal marchese Ferdinando Scarampi a don Bosco [Deambrogio 1975, pp. 457-59], che vi celebrò più volte tra il 1870 e il 1887 [Ricagni 1994, p. 326]. Lavori di restauro dal 1949 agli anni sessanta [Grignolio 1994, p. 14] eseguiti da Pietro Vignoli; riapertura al culto nel 1950.

Facciata scenografica ricca di stucchi. Pianta quadrata, volta a cupola decorata con stucchi e immagini di santi dipinte nei quattro pennacchi. Al piccolo altare è posta la pala con S. Giovanni Bosco attorniato da Domenico Savio e altri allievi di Paolo Giovanni Crida (1954); è ancora conservata sulla parete sinistra una notevole icona dell’Immacolata. Nella cappella è custodito un prezioso registro contenente l’elenco dei padri Salesiani e degli allievi del Collegio dal 1863 ai giorni nostri. E' conservata in altra sede una notevole icona dell' Immacolata, già collocata sulla parete sinistra [Ricagni 1994, pp. 322-23, 326-27].

Chiesa di S. Maria Assunta (dei Disciplinanti): piccolo edificio che si trovava nei pressi della parrocchiale, con facciata rivolta sul lato corto del sagrato della parrocchiale e fianco sulla via Roma. Fu edificata attorno al 1560. Era ad aula unica, con superficie di ca. 40 metri quadrati; due gallerie sui fianchi servivano di coro ai confratelli. Aveva quadri raffiguranti i 12 Apostoli e una statua lignea dorata della Madonna. Nel 1936 venne abbattuto un portichetto che correva lungo il fianco della chiesa su via Roma. Nel 1958 la chiesa, ormai divenuta fatiscente, fu trasformata in abitazione civile [Ricagni 1994, pp. 278, 286, 318-19].

Cappella di S. Carlo (e S. Luigi): grande cappella interna del Collegio S. Carlo. Progetto dell’arch. Vallotti. La posa della prima pietra fu effettuata il 16/12/1884 [Deambrogio 1975, p. 243]; venne benedetta il 25/11/1886 e nuovamente il 20/1/1946. Subì una radicale trasformazione nel 1928, migliorie nel 1936 e nel 1962-63 (arch. Carlo Ravanelli, decoratore Francesco Ferrari); nello stesso ultimo periodo fu risistemato l’organo ad opera della ditta Krengli.

All’altare maggiore Prima Comunione di S. Luigi somministrata da S. Carlo, di Giuseppe Rollini (1888). Nelle due cappelle laterali vi sono affreschi di Giulio Cesare Mussi (1964) e statue del Sacro Cuore, a destra, e di Maria Ausiliatrice, a sinistra [Ricagni 1994, pp. 326-29; Ruffino 2006, pp. 11, 82 n. 5].

Cappellette di S. Antonio (aveva pitture di Moro, del 1655), S. Rocco (ca. 1675), S. Bernardo (ca. 1805), S. Rita (1991) [Borgo 1997, pp. 108-111].