MONTEMAGNO
MONTEMAGNO
Dial.
Muntmàgn. Monsmagnus, 974 [BSSS 28, doc. 95, p. 188].
Abitanti:
1226. Distanza da
Casale Km 25 ‑ Altezza: m 260 s. m.. Provincia di Asti.
Parrocchia dei Ss. Martino e Stefano. Dipendente dalla pieve di Grana nella diocesi di Asti fino al 1474, quando fu
staccata con Calliano per far parte della nuova diocesi di Casale [Settia
1991a, p. 374 n. 89]; nel 1805 rientrò sotto Asti e nel 1817
definitivamente nella diocesi di Casale [Bosio 1894,
pp. 134-41].
Chiesa parrocchiale, Assunta:
al centro del paese, sotto il castello. La chiesa di S. Maria è
citata con la chiesa di S. Cipriano nel 1286 ca. [Cotto
1987, doc. 282, p. 128]. Dal 1501 al 1791 facevano capo a questa chiesa,
dedicata a S. Maria Maggiore, due benefici parrocchiali (dei Ss. Vittore e
Cipriano e di S. Martino) con due parroci; il 17 (o 12) febbraio 1791 il vescovo
Avogadro riunì le due
parrocchie, sotto la denominazione di S. Martino [Tealdy
1935, p. 487; Grignolio 1993,
p. 62; Burlando 1999]. Nel 1822 la
chiesa fu dedicata all’Assunta e a S. Giovanni Battista, in seguito solo
all’Assunta.
Il nucleo dell’edificio attuale fu costruito attorno al 1730, nel sito di una
chiesa precedente che aveva facciata rivolta al castello; venne consacrato il
29/8/1743 da mons. Caravadossi. Nel 1776, su disegno
di Francesco Valeriano Dellala di Beinasco, furono
fabbricatii il pronao circolare con dieci grandi colonne ioniche (sul modello di
S. Maria della Pace a Roma [Perin 2001,
p. 196]) e la scalinata, costituita da 48 gradini in pietra di Cumiana
intervallati da tre ripiani, sotto cui si formarono un tempietto-cripta a pianta circolare e il
cimitero [Grignolio 1993,
p. 62; Appiano 1999, p. 16]. Già
a impianto rettangolare, la chiesa fu ampliata in forma circolare con cupola
(1822-24) su disegno dell’arch. Del Mastro [Casalis,
vol. XI, 1843, p. 248]. Nel 1862 la marchesa Fassati ordinò a
Lorenzoni (Tommaso Lorenzone? [Bellini 1998, p. 244])
un quadro per l’altare della Madonna
[Deambrogio 1975, p. 319]. Nel 1864
don Giovanni Bosco tenne una
supplica contro la siccità. Nel 1889 fu ampliata la sacrestia [Ricaldone
1999, p. 280]. Nel 1918 vennero intonacate le colonne del pronao, già in
mattoni a vista [Appiano 1999, p.
13]. La facciata fu restaurata nel 1941 [Vergano
1963, p. 28]. Nel 1955 fu dipinto un quadro raffigurante S. Domenico
Savio (pittrice Elda Pelletta). Nel 1997 dal tetto dell’atrio fu eliminata una pesante
statua di cemento armato pericolante
[Appiano 1999, p. 24]. Il terremoto dell’agosto 2000 provocò danni con
fissurazioni della cupola.
L’atrio ha volte a botte con unghie e una volta a crociera; in due nicchie sono
poste le statue di S. Martino e di S. Giovanni Bosco. L’interno è
grandioso, con colonne e lesene dai capitelli ionici; le colonne delimitano lo
spazio centrale circolare ed una sorta di deambulatorio. Copertura con cupola
centrale emisferica, affrescata con l’Assunzione della Vergine tra angeli
musicanti; nelle parti laterali della chiesa vi sono volte a vela a pianta
triangolare e trapezoidale, intramezzate da volte a bacino ovoidale
[Appiano 1999, p. 26]; la volta
dell’abside è a catino diviso in spicchi in cui si aprono tre finestre. Dipinti
murali (già eseguiti nel 1843) di Pier Luigi Pasqualini (che lavorò
anche nel castello [Casalis, vol.
XI, 1843, p. 248; Niccolini 1877,
pp. 212, 214]). Dodici vetrate moderne si devono al frate Costantino Ruggeri del
convento di Canepanova di Pavia (1980). Ampio presbiterio con lunga balaustrata
in stile romano di marmo bardiglio di Serravezza, che cinge anche due cappelle
laterali dedicate a S. Giuseppe e all’Immacolata. Ai lati del presbiterio vi
sono affreschi del Pasqualini,
raffiguranti S. Martino e la Decollazione del Battista. Altare
maggiore di marmi policromi, ornato di testine di angeli. Coro ligneo intagliato a 27
seggi disposti in due ordini [Grignolio 1993, pp. 62-63]; al di sopra c’è una tela di
Orsola Caccia raffigurante S. Giovanni Battista (1644), di provenienza non
nota, con iscrizione che cita il pievano De Alessi [Niccolini
1877, p. 218; Romano
1964, p. 430; Bava 2000c,
pp. 72-73]; restauro nel 2000 (Anna Rosa Nicola). Entro nicchie sono collocate tre statue della Madonna, tra
cui notevole è la statua settecentesca della Madonna del Rosario
collocata ad un altare laterale di sinistra. L’austero pulpito ligneo reca
intagli geometrici e dorature. Bella cantoria neoclassica con decorazioni
dorate; l’organo, costruito da Ferdinando Carcano, fu
acquisito nel 1840 [Burlando 1999].
Alle pareti e su colonne sono murate alcune epigrafi (tre trascritte da
Niccolini [Niccolini
1877, pp. 220-21]). In sacrestia c’è un grande mobile settecentesco con
pannelli intagliati, in cui si conservano paramenti e argenti [Ragusa
2001, p. 84].
SS. Trinità:
si affaccia sul lato destro della parrocchiale. Fu eretta dalla confraternita
omonima nel 1610 [Ricaldone
1999, p. 280]; ricostruzione iniziata
negli anni trenta del ‘700, conclusa nel 1748
[Bravo 2002, p. 214]. Restauro
incompleto nel 1990; sono state asportate la porta centrale e la balaustrata
marmorea.
Pianta rettangolare con abside semicircolare. Altar maggiore in muratura
intonacata e dipinta a finto marmo, come i due altari laterali di stucco, mal
conservati, con decorazione rococò di grande qualità. Coro ligneo [Ragusa
2001, p. 85]. Sono custoditi numerosi dipinti: al centro dell’abside
Madonna col Bambino, Trinità, due pontefici e i Ss. Giovanni Battista, Vittore e
Cipriano con un committente (prima metà sec. XVII); a sinistra Presepe
(sec. XVII); a destra Sposalizio della Vergine (sec. XVII), tutti
riferibili a pittori locali. All’altare laterale sinistro Madonna col
Bambino, S. Antonio da Padova e S. Marco, di scuola piemontese (terzo quarto
del sec. XVIII); all’altare laterale destro Madonna fra i Ss. Domenico e
Vincenzo Ferreri, di artista emiliano attivo nel Casalese a metà sec. XVIII.
Alla parete destra a fianco dell’altar maggiore Madonna col Bambino e i Ss.
Carlo, Giacomo, Francesco (che riceve il cingolo dal Bambino), Giovanni Battista
e santo francescano, di seguace del Moncalvo (forse Giovanni Crosio,
ca. 1610-15, disegno preparatorio agli Uffizi, collocazione originaria ignota) [Romano
1985, p. 242; Bava 2000b, p.
70]; di fronte sul lato sinistro S. Michele tra i Ss. Evasio e Defendente,
di Pier Francesco Guala (ca.
1730-40), proveniente dalla chiesa di S. Michele [Soffiantino
1999b, p. 176]. Sulla parete destra poco dopo l’ingresso è posta l’Adorazione
dei pastori (Natività del Vallinò), tavola di pittore influenzato da
Gandolfino e da Macrino (ca. 1520)
[Cervini 2001a, pp. 111-12],
proveniente dalla chiesa della Madonna di Vallinò, qui ospitata dal 1998 dopo un
lungo e laborioso restauro concluso nel 1995 (Nicola).
S. Michele:
ai piedi della scalinata della parrocchiale. Fu eretta dalla confraternita
omonima attorno al 1600 [Ricaldone
1999, p. 280]; demolita nel 1730 per
favorire la riedificazione della parrocchiale, quindi ricostruita. L’altar
maggiore fu benedetto nel 1756. Il tetto fu rifatto nel 1999. Persistono
problemi di umidità con distacco degli intonaci. E’ sconsacrata ed utilizzata
saltuariamente per manifestazioni profane.
Pianta longitudinale a croce commissa. Sulla volta dipinti di Carlo Panizza (1903).
L’altar maggiore, ricco di stucchi, aveva una tela del Guala raffigurante S. Michele tra i Ss. Evasio e Defendente (segnalata solo
dal 1826), forse proveniente da altra chiesa, ora collocata nella chiesa della
Trinità [Soffiantino 1999b, p.
176]. Sul lato destro del presbiterio, in un ambiente a pianta rettangolare, è
raccolto il coro ligneo del sec. XIX.
Madonna della Cava:
appellativo della strada romana, sprofondata per mancanza di manutenzione, che
nell’alto medioevo collegava Asti e Pavia. Fondazione ospedaliera dell’ordine
religioso-cavalleresco di Betlemme, forse identificabile con la chiesa di S.
Maria citata nel 1286 assieme a S. Cipriano [Pia
1998, pp. LXXVIII-LXXIX]. Nel 1345 era elencata come S. Maria di Betlemme
tra le chiese non dipendenti dal vescovo di Asti
[Bosio 1894, p. 530]; nel 1577
apparteneva al Sovrano Militare Ordine di Malta [Ricaldone 1999, p. 276]; nel 1621 era ancora cappella
dell’Ospedale; successivamente fu intitolata all'Assunta. Nel 1723 subentrò
l’appellativo “della Cava”; la chiesa era
allora proprietà dei Pollara [Pia 1998,
pp. LXXVIII-LXXIX; Villata 2001, p. 109].
Si fecero restauri delle coperture nel 1988, degli affreschi
nel 1998-99 (laboratorio Nicola), dell’altare nel 1999 (Enrico Baffoni).
Cappella di proprietà
comunale, orientata, ad aula rettangolare. L’abside semicircolare, decorata con
una cornice a dentelli scalati (seconda metà del sec. XIII)
[Crosetto 2001b, p. 101], è
inglobata esternamente nel porticato di una cascina settecentesca. Muratura di
mattoni a filari regolari. Facciata a capanna di gusto settecentesco; l’ingresso
è sormontato da una finestra ellittica e preceduto da una scala di 12 gradini di
pietra, delimitata da un parapetto di mattoni. La porta d’accesso e il cancello
sono stati donati da privati. Il campanile poggia a cavaliere sul muro
perimetrale del lato sud. Pavimento in mattonelle di cotto; volta a vela
intonacata con pitture a secco. L’altare addossato all’abside è in muratura
stuccata marmoreggiata (sec. XVIII) [Pia 1998,
pp. LXXVIII-LXXIX]. L’abside è rialzata di un gradino e decorata ad affreschi; i dipinti
più antichi (datati 1491) raffigurano S. Grato, la Madonna col Bambino,
la Crocifissione, S. Sebastiano (rapporti con la produzione della
prima metà degli anni settanta di Manfredino Bosilio); una seconda fase decorativa dello stesso
artista (inizi sec. XVI) presenta S. Pietro e S. Giovanni Battista
all’estremo di sinistra della decorazione, S. Sebastiano all’estremo
destro (alla sinistra del S. Pietro vi sono graffiti attribuibili a soldati
spagnoli del XVI e XVII secolo). L’affresco proseguiva verosimilmente nel catino
absidale, dove c’è una più tarda e modesta Assunzione della Vergine (di
pittore piemontese, ca. 1630-40) [Villata
2001, pp. 107-110].
Madonna di Vallinò:
dedicata a Maria Nascente, in una valletta, km 2 a sud del paese, presso la
cascina Gli Apostoli. Attestata già nei secoli XVI e XVII quando anche soldati
di truppe straniere vi si recavano in preghiera
[Asti 2005, p. 165].
E’ orientata. Il campanile fu costruito nel 1888; il protiro con timpano
triangolare sostenuto da quattro pilastri è più recente. Il presbiterio è
rialzato di uno scalino; ha una balaustrata di marmo bianco. Altare marmoreo
[Bisoglio 1992]. L’aula è
tappezzata di lastre marmoree ex voto, per lo più di piccole dimensioni
[Ricaldone
1999, p. 276]. Nel 1982 fu salvata da dispersione la tavola con l’Adorazione
dei pastori, detta Natività del Vallinò, restaurata e restituita alla
comunità nel 1998, ora nella chiesa della Trinità [Montemagno
1998]. Niccolini segnalava la Vergine del Vallinò,
antichissima statua di legno in passato portata processionalmente in paese nei
periodi di siccità [Niccolini 1877,
p. 226].
S. Stefano:
km 4 a sud di Montemagno, nella frazione omonima. Risale al sec. XVIII; fu
parrocchiale dal 1891 [AD 1969, p. 82] al 1986 [Decreto vescovile 30/6/1986]. E’ in
buono stato, funzionante. Un alto campanile affianca la facciata sul lato
sinistro.
Il 28/3/1997 furono rubati un prezioso leggio di legno intarsiato e due
acquasantiere di pietra.
S. Rocco:
cappella posta nella parte settentrionale del paese. Facciata settecentesca; il
modesto altare ha un quadro con S. Rocco.
S. Croce:
nel rione omonimo. Di proprietà privata. Facciata settecentesca, esilissimo
campanile, aula rettangolare nettamente accorciata.
Cappella dell’Asilo:
in stile barocco.
S. Martino:
su un piccolo rilievo presso la strada per Grana. Citata nel 1345
[Bosio 1894, p. 525], già
parrocchiale. E’ del tutto spoglia, in cattivo stato, col tetto parzialmente
crollato (2005).
S. Vittore (diruto):
sul poggio omonimo presso il cimitero, 650 metri a sud-est
dell’abitato. La costruzione romanica è datata dal Kingsley Porter al 1145 [Porter 1917, vol. III, p. 67]. Prima notizia nel 1309
[Cotto 1992, doc. 803, p. 446]. Nel
1568, pur non essendo più officiata, manteneva il titolo di parrocchiale, unita
alla chiesa di S. Cipriano; era in cattivo stato, priva di pavimento e porte;
non aveva campane. All’interno c’erano un altare di pietra e alcuni affreschi.
Nel 1584 aveva perso il titolo di parrocchiale a favore della chiesa di S. Maria,
nella quale venne eretto a ricordo un altare dedicato a S. Vittore.
Nel corso del sec. XVII si degradò fino a ridursi a un rudere, ma venne
radicalmente restaurata all’inizio del sec. XVIII e fu benedetta il 13/11/1707.
Ancora conservata nel 1769, decadde in modo definitivo successivamente
[Bordone
1984b, pp. 130-31]. Nel 1911 venne comunque elencata tra gli edifici
monumentali nazionali [Alessandria
1911, p. 34]. Ulteriori restauri conservativi: 1900 (a seguito dei danni
provocati il 29/7/1900 da un temporale), 1927, 1980; sistemazione del sito,
restauro di catino absidale e coperture nel 1999 (ditta Arkaia)
[Burlando 1999]. Nel 1995 il comune la acquistò dalla Curia.
Restano solo l’abside con
relativo semicatino e il campanile a pianta quadrata, poggiante all’interno
dello spazio dell’aula su una colonna di mattoni; pareti in arenaria squadrata
con filari di laterizi interposti orizzontalmente. All’esterno l’abside è divisa
da una lesena in laterizio in due campiture, ciascuna con monofora a doppia strombatura e
arco a tutto sesto; coronamento ad archetti pensili monolitici sovrastati da una
cornice modanata [De Stefano 1960, pp. 12-13;
Bordone 1984b, pp. 129-30]. Al
livello delle bifore del campanile vi sono graffiti con stemmi; altri graffiti
sono alla base del campanile [Tonello
1998, p. LXXI; Aletto 2004, pp.
33-35].
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