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ASSOCIAZIONE CASALESE ARTE E STORIA PARCO NATURALE E AREA ATTREZZATA
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MORANO SUL PO

MORANO SUL PO

 

Dial. Muràn. Moranum, 1014 (1016?) [Durandi 1774, p. 326; MGH DD III, n. 322b, p. 406]. Il determinante “sul Po” fu aggiunto nel 1863 [R. D. n. 1160, 1/2/1863].

Abitanti: 1522. Distanza da Casale Km 8 ‑ Altezza: m 123 s. m. Provincia di Alessandria.

Parrocchia di S. Giovanni Battista. Verosimilmente la chiesa nacque come fondazione privata di Guglielmo V marchese di Monferrato, forse facente parte dell'ente ospedaliero detto Dei Casium [Settia 2010, pp. 54-55]. Prima del 1176 Guglielmo V donò la chiesa con le sue pertinenze a S. Maria di Vezzolano [Motta 1933, p. 105]. Successivamente lo stesso marchese rientrò in possesso del borgo di Morano e lo concesse all’ordine ospitaliero di S. Giovanni di Gerusalemme, che vi costituì una fra le maggiori precettorie dell'Italia settentrionale: la prima notizia di una mansio gerosolimitana risale al 1182 [Olivieri 2009, doc. 208, p. 370]. Nel 1443 il borgo venne nuovamente ceduto al marchese di Monferrato, Giangiacomo, che lo infeudò ad Alberto Bobba [Ricaldone 1999, p. 344].

Dalla diocesi di Vercelli entrò a far parte della diocesi di Casale probabilmente fin dal 1474 [Settia 1991a, p. 376]. Nel 1805 passò ancora alla diocesi di Vercelli per ritornare infine alla diocesi di Casale nel 1817 [Orsenigo 1909, pp. 21-22]. La minuscola parrocchia di Pobietto, con la chiesa di S. Nicolao, ripassò nel 1805 dalla diocesi di Casale alla diocesi di Vercelli, ma, al contrario del capoluogo Morano, non tornò successivamente alla diocesi di Casale, e tuttora, pur facendo parte del comune di Morano, è di pertinenza vercellese [Orsenigo 1909, pp. 21, 394-95]. Anche l’altra frazione di Morano, Due Sture, con la chiesa di S. Giovanni Battista, appartiene alla diocesi di Vercelli, in dipendenza della chiesa parrocchiale di Torrione, unita dal 1986 alla parrocchia della Robella [Zorgno 1997, p. 67].

Chiesa parrocchiale, S. Giovanni Battista: nel centro del paese. La prima notizia della chiesa di S. Giovanni risale al 1217 [BSSS 97, doc. 9, p. 23]. Venne elencata unitamente alla casa ospitaliera nella pieve di Balzola nel 1299 [ARMO, p. 35]. Fu ricostruita nel sec. XIV sui resti di una cappella precedente, distrutta forse durante le lotte tra i marchesi di Monferrato e il comune di Vercelli. Il 3/1/1561 venne consacrata da mons. Scipione d’Este, vescovo di Casale [AD 1991, p. 160]. La chiesa attuale fu edificata nel XVII-XVIII secolo. Fino al 1811 fu retta dai Padri di Crea [Maccono 1928, p. 122; Mellana 1944, p. 47]. Nel 1682 Carlo Antonio Rampone scolpì un tabernacolo per la compagnia del SS. Sacramento [Solarino 1999, p. 324]. Nel 1712 fu ingrandito il presbiterio e venne costruita la sacrestia nuova [Mellana 1947, pp. 54-55]. Al 1821 risalgono la facciata e il rialzo del campanile (che in origine fungeva da torre civica) [AD 1991, p. 160]. Bussola in noce del 1832. Nel 1858-59 fu decorato l’interno e sistemato a stucco il battistero. Nuova pavimentazione del 1913 (fratelli Faletti). Tra il 1930 e il 1932 Luigi Grignolio rinnovò i banchi [Mellana 1947, pp. 46, 61-62]. Nel 1936 fu ristrutturata la facciata (capomastro Pietro Mantello). Nel 1965 venne rifuso il concerto di cinque campane del 1821 in mi (ditta Achille Mazzola) [Ferrari 1978, p. 62; Ferrari 1982]. In passato il sagrato era chiuso sui tre lati da un alto muretto ad andamento sinuoso, detto Barchetto (risalente agli inizi del sec. XVIII, ricostruito nel 1811), abbattuto attorno al 1970 [Tiozzo 2000, pp. 17, 42; Timossi 2009, p. 65]. Nel 1979 fu restaurato il campanile e rinnovato l’orologio. Altro restauro nel 1981 [Ferrari 1982]. Negli anni ’80 del Novecento vennero venduti i quadri della Via Crucis (tele ad olio antiche e di buona qualità), sostituiti con la Via Crucis del 1880 proveniente dalla chiesa della Madonna del Ceppo; venne alienato anche il bel pulpito di noce di tardo ‘600, ancora ben conservato [Vanni 2004, pp. 11, 88]. Nel 1993 vennero restaurati i dipinti murali interni (Gian Luigi Nicola).

Facciata rivolta a occidente, ampiamente affrescata con scene che raffigurano S. Giovanni Battista al centro, quattro angeli, otto episodi della vita di Cristo e due cori di fanciulli, opera di Mario Micheletti (1937) [AD 1991, p. 160]. L’interno a tre navate prende luce da vetrate della ditta Miari (1932). Le navate sono divise da colonne a fascio con capitelli ionici sorreggenti arcate a tutto sesto. Affreschi dei fratelli Pietro e Tommaso Ivaldi con decorazioni di Giuseppe Ferrario (1858-59) [Mellana 1947, p. 48]: sulla volta l’Assunta, l’Ascensione di Cristo, Dio Padre; alle pareti del coro la Nascita di Giovanni Battista, la Predicazione del Battista, la Decollazione. L’altare maggiore di marmo, simile all'altare della parrocchiale di San Salvatore, è opera di Francesco Bottinelli (1767); il tabernacolo di sicurezza venne realizzato nel 1942 (ditta Riccardo Politi), in sostituzione di un precedente tabernacolo ligneo del 1768 [Vanni 2014]. Al di sopra è posto un cupolino marmoreo, residuo del rimaneggiamento fatto negli anni '80 del Novecento di un ciborio con colonnine collocato sull'altare attorno al 1830. Il coro ligneo, parzialmente conservato, fu costruito a Morano tra il 1730 e il 1736 (falegnami Gerolamo, Carlo Sietta o Sietto, Giuseppe Batarello o Batterello [Mellana 1947, pp. 58-59, 206, 270-71; Ferrari 1976, foto p. 78; Di Majo 2010, p. 439]). La bella balaustrata è della ditta Pellagatta (1770); sul suo estremo di sinistra è appoggiata una statua di S. Giovanni Battista; alla parete presso l’estremo destro è appeso un quadro moderno raffigurante l’Immacolata col Bambino e il Sacro Cuore. Le cappelle laterali sono state ampiamente rimaneggiate; sulla destra c’è un bell’altare marmoreo settecentesco di S. Giuseppe con la statua in stucco del santo, opera di Luigi Villa (1915) [Mellana 1947, p. 78]. La prima cappella a sinistra corrisponde al battistero, comprendente un fonte battesimale marmoreo di tardo Cinquecento e al dossale un ovale col Battesimo di Gesù, forse di Cesare Antonio Serra (1727), ricollocato dopo il rifacimento del battistero nel 1805 e restaurato nel 1933 (prof. Pietro Bogino) [Mellana 1947, pp. 62, 69]. Segue la cappella del Rosario decorata da Pietro e Luigi Saletta (ca. 1770), con elegante altare di marmi policromi, attruibile, sulla base del confronto con l'altare di S. Giorgio nella parrocchiale di Occimiano, ai Colombara (anni '60 del Settecento, forse proveniente da altra chiesa) [Mellana 1947, p. 78; Di Majo 2010, p. 440]; fino al 1996 aveva una tela del Moncalvo, raffigurante la Madonna del Rosario (1610), assai ridipinta poco prima del 1944 da Nello Cambursano [Natale 1985, p. 438], ora sostituita da un Crocifisso; in una nicchia laterale è posta una statua della Madonna del Carmine, acquistata nel 1924 [Mellana 1947, p. 94]. Nell’ultima cappella di sinistra, già del Suffragio delle Anime Purganti (la cui compagnia fu costituita nel 1742), era posta una tela rappresentante la Madonna delle Anime, di Pier Francesco Guala (ancora segnalata nel 1949 [Carità 1949, p. 106]), ora sostituita da una modesta statua del Sacro Cuore. Per far posto ai due notevoli confessionali in stile barocco (provenienti dal convento di Monte Sion, ma originariamente nel santuario di Crea, restaurati nel 1935 da Giovanni Biginelli e Aldo Boggione) nel 1805 vennero demoliti due altari; un terzo confessionale fu costruito nel 1929 presso gli Artigianelli di Torino [Mellana 1947, pp. 63-66]. Un’acquasantiera di marmo del sec. XVI fu donata dalla nobile famiglia Bobba di Frassineto [AD 1991, p. 160]. Sulla tribuna all’ingresso è collocato l’organo di Giovanni Mentasti, che sostituì nel 1891 un Serassi del 1845 [Mellana 1947, p. 57] e che fu in gran parte rifatto dalla ditta Krengli nel 1956.

Un affresco della volta della sacrestia raffigurante S. Giovanni Battista, di Pietro Antonio Serra (1712), fu ridipinto nel 1742 da un certo Gabriele e restaurato nel 1929 dai fratelli Stornino [Mellana 1947, p. 195]. Credenzoni del 1713 [Mellana 1947, p. 56]. Si conservano una tela coi Ss. Antonio da Padova e Lucia (nel 1686 era all’altare di S. Antonio) [Mellana 1947, pp. 93-94] e un quadro raffigurante Cristo in croce coi Ss. Defendente e Carlo Borromeo (m 2.35 x 1.35) di un certo Foro di Rive (1765), già all’altare di S. Giuseppe [Mellana 1947, pp. 77-78].

Nella notte tra il 19 e il 20/9/1996 vennero rubati un quadro di fine Seicento raffigurante la Vergine attorniata da S. Carlo e altri santi, con un paese in fiamme (forse Morano stessa), che era sul lato destro dell’altar maggiore, e un quadro ottocentesco con S. Francesco, anch’esso di autore ignoto, che era sul lato sinistro. Vennero poi rubati tra l’8 e il 9/12/1996 la Madonna del Rosario del Moncalvo e due tele di scarso valore custodite in sacrestia (l’Addolorata e S. Antonio col Bambino e santi in preghiera). E’ andata persa una Madonna Addolorata del 1718 [Mellana 1947, p. 195]. Roberto Carità indicava poi altre opere del Guala, scomparse, oltre alla Madonna delle Anime [Carità 1949, p. 116].

Da Morano Po (chiesa parrocchiale?) proviene la Vergine Assunta fra gli Apostoli, tempera su tavola di Pietro Francesco e Gerolamo Lanino, ora alla Galleria Sabauda (n. 55; acquisto del 1868) [Gabrielli 1971, p. 153; Galante 1985, p. 138].

S. Pietro martire: situata nell’omonima via. Non è nota la data di fondazione. Già sede della confraternita di S. Pietro martire, detta della Cappa Bianca, la cui epoca di costituzione non si conosce. Nel 1515 fu commissionata al pittore Gerolamo di Brescia una pala raffigurante la Madonna coi Ss. Pietro Martire e Giovanni Battista e i dodici Apostoli nella predella [Bianchi 2014, pp. 35-36]. Nel 1769 vennero sopraelevati tetto e campanile e alla destra dell'altare fu ricavato un vano-sacrestia [Vanni 2005, p. 16]. La porta della chiesa sarebbe stata acquistata a inizio Ottocento dal soppresso monastero di Monte Sion [Mellana 1947, pp. 63, 85]. Nel 1911 la chiesa venne elencata tra gli edifici monumentali nazionali, con segnalazione degli affreschi quattrocenteschi [Alessandria 1911, p. 35]. Nel 1974 fu ritrovato sotto un'intercapedine di mattoni un affresco raffigurante la Madonna allattante fra santi [Vanni 2005, p. 16]. Vi si celebra annualmente una messa votiva in onore del santo con benedizione e distribuzione di pani dolci tipici detti turcèt [AD 1991, p. 160]. Lavori di restauro iniziarono nel 1991 [AD 2002, p. 284].

Pareti esterne in mattoni a vista. Interno a tre navate divise da robuste colonne intonacate con scanalature dipinte, sorreggenti archi a sesto acuto; abside semicircolare. Su un mattone posto a più di m 2 di altezza nella parete laterale destra si legge la scritta «1503 die 28 F» [Castellani 1986]. Il modesto altare su tre gradini consunti aveva una pala di inizio sec. XVII di Carlo Cane, effigiante il Martirio di S. Pietro martire, restaurata nel 1937 da Luigi Toni, distrutta negli anni '80 del Novecento [Mellana 1947, p. 88; Vanni 2016, p. 84].

Sulle pareti sono conservate alcune pitture murali: a) nel catino absidale Cristo nella mandorla coi simboli del Tetramorfo; nella parte inferiore, suddivisa verticalmente in tre scomparti da cornici a grottesche, a destra Salomè presenta ad Erode la testa di S. Giovanni, a sinistra Martirio di S. Pietro martire (lo scomparto centrale è stato cancellato dall’apertura di una finestra). b) nell’intradosso dell’arco trionfale Santi e busti di Profeti, mal conservati. c) nella cappella laterale sinistra al fondo della chiesa Madonna allattante in trono tra i Ss. Rocco e Sebastiano. d) in sacrestia (in passato ultima campata della navata destra) Santo vescovo ai cui piedi si legge la scritta «Martinus de Minotis fecit fieri». e) alla parete di controfacciata c’è un dipinto poco leggibile con Santo vescovo e devoto. f) nella seconda campata della navata minore destra si trova l’affresco più famoso (restaurato nel 1974): Madonna col Bambino, angeli con strumenti musicali e i Ss. Giovanni Evangelista, Giovanni Battista, Pietro martire e Giuseppe; la parte con la Madonna è molto simile all’affresco di S. Gottardo a Camino (entrambi derivano dal modello di Crea); su una lunga trabeazione si legge la scritta: «Opus Fecerunt F Zanus Finacius et Jacopinus Ferrarius». g) sul pilastro adiacente S. Francesco con orante. h) nella campata seguente S. Biagio. i) nell’ultima colonna destra della navata maggiore frammento di Santo. Gli affreschi sono databili a fine XV - inizio XVI secolo e riconducibili a due correnti principali: la prima più arcaica con figure più piatte e ieratiche, e panneggi stilizzati, si riscontra nel Santo vescovo in sacrestia, nel S. Francesco e nel S. Biagio (risultati analoghi nelle figure della seconda campata della navata minore destra di S. Salvatore a Ozzano); la seconda corrente, più elaborata, con scrupolosa attenzione alla descrizione dei particolari, si riscontra nell’abside, nella cappella di fondo a sinistra e nella seconda campata della navata destra [Cuttica 1983a, pp. 155-56].

Santissima Trinità: ex chiesa in via Pietro Gallo, di proprietà comunale. Non si conosce la data di costruzione, che è comunque anteriore al 1608 [AD 1991, p. 161]. Già sede di confraternita, detta della Cappa Rossa, aggregata nel 1608 all’Arciconfraternita della SS. Trinità di Roma [Ferrari 1978, pp. 64-66; Ferrari 1982].

Paramento in mattoni a vista; facciata segnata da paraste, in due ordini con timpano; nel secondo ripiano si apre una finestra dal profilo superiore sinuoso. Sulla parte posteriore del lato sinistro dell'edificio si innalza il campanile, che ha terminazione a bulbo. Pianta a croce. Sulle pareti interne sono presenti mediocri affreschi restaurati nel sec. XIX [AD 1991, p. 161]. Balaustrata marmorea. E’ divenuta auditorium ed è usata saltuariamente per scopi associativi e culturali [AD 2002, p. 159].

Madonna del Ceppo o della Consolata: situata sulla strada per la frazione Due Sture (dial. Du Stüri), a Km 2 da Morano. Dalla lapide posta sopra la porta di ingresso risulterebbe costruita nel 1377 da Guillelminus de Careto, rettore della Casa Religiosa di Morano dell’Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme (intorno al 1980 la scritta incisa è stata ripassata in modo approssimativo con una vernice rossa, provocando dubbi sulla corretta lettura della data [Vanni 2016, pp. 77-78]). Per secoli vi abitò un eremita. Fino al sec. XIX era indicata come chiesa della Consolata; non si sa da quando ha preso l’appellativo attuale “del Ceppo”. Il pavimento fu rifatto nel 1880; altri lavori furono effettuati nel 1915 e negli anni 1929-38. Nel 1939 venne riportato alla luce un frammento di affresco antico nascosto sotto un muro, raffiguante la Madonna col Bambino. Grandi lavori di consolidamento nel 1942 [Vanni 2015, p. 188]. Nel 1943 Giuseppe Borla realizzò decorazioni in facciata e nell’interno [Mellana 1947, pp. 39, 113-18, 135]. I quadri della Via Crucis, donati nel 1880, furono trasferiti nella parrocchiale negli anni ’80 del Novecento. Attorno al 1990 fu asportata una balaustra lignea riccamente intagliata. Negli ultimi anni sono stati venduti vari quadretti ex voto [Vanni 2004, p. 88; Di Majo 2010, p. 150 n. 184]. Davanti alla chiesa sorgeva in passato la Fabbrica dei cucchiai, prima industria di tale genere a livello nazionale, aperta nel 1892.

La parte inferiore della facciata è costituita da un atrio con tre arcate a tutto sesto disuguali; al di sopra si apre un oculo. La parte superiore è conclusa da un timpano. L’altare di marmo nero con intarsi multicolori è opera della ditta Diamante Pellagatta, Carlo Giudice e Gabriele Gussone (1758) [Mellana 1947, p. 125]; bella balaustrata marmorea coeva. Vi sono resti di affreschi, raffiguranti la Madonna col Bambino (sec. XIV). La Madonna del Ceppo, statua lignea di inizio sec. XVI, restaurata nel 1734 (malamente) e nel 1938 (presso le Scuole Professionali Don Bosco di Torino), è ora custodita nella Casa Parrocchiale [Barbero 1980, p. 96]; secondo la tradizione venne denominata “del Ceppo” perché rinvenuta da un contadino presso un tronco reciso [Ferrari 1982]. Viene celebrata la messa nelle domeniche del mese di maggio [AD 2002, p. 159].

S. Rocco: cappella in stato di abbandono, situata sull’argine appena fuori della via Po. Non è nota la data di costruzione. Fino al sec. XIX nella giornata dedicata a S. Rocco vi si effettuava una processione che si concludeva nella chiesa parrocchiale. Pregevole esempio barocco [Zarri 1981, p. 16]. Adibita a ripostiglio di strumenti agricoli e deturpata dall’innesto edilizio di una cabina elettrica [Ferrari 1982].