M O N F E R R A T O A R T E

ASSOCIAZIONE CASALESE ARTE E STORIA PARCO NATURALE E AREA ATTREZZATA
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SAN SALVATORE MONFERRATO

SAN SALVATORE MONFERRATO

 

Dial. San Salvadùr. Ecclesia Sancti Salvatoris, 999 [MGH DD II/2, n. 323, p. 750; BSSS 145, doc. 35, p. 118]. Dubbia citazione della chiesa in un diploma perduto di re Carlo III il Grosso datato 880-81 [Ferraris 1995, p. 155]). Il determinante Monferrato fu aggiunto nel 1863 [R. D. n. 1160, 1/2/1863]. Dal 1894 ha titolo di città [R. D. 30/12/1894].

Abitanti: 4404. Distanza da Casale Km 19. Altezza: m 205 s. m. Provincia di Alessandria.

Parrocchia dei Ss. Martino e Siro. Fu pieve della diocesi di Pavia, documentata dal 1217; passò alla diocesi di Alessandria nel 1805 e alla diocesi di Casale nel 1806 [Canestri 1835, pp. 8-9; Settia 1991a, p. 373; Settia 1992, p. 120].

Chiesa parrocchiale, S. Martino: nel centro dell’abitato. Nel 1111 è citata la chiesa di S. Martino in Zenzano (bricco Genzano, a nord dell’abitato, presso la torre), in parte diroccata, appartenente alla diocesi di Pavia [BSSS 40, doc. 7, p. 10; Settia 1974, p. 619 n. 30]. Il toponimo (Zentiano) compare nel 962 [MGH DD, I, n. 252, p. 359]. Nel 1217 la pieve di S. Martino di Genzano era già sostituita dalla pieve presso il castello di San Salvatore. Della chiesa di Genzano nel 1576 non restavano che pochi ruderi [Drago 1911, p. 41; Ricaldone 1980, pp. 47-52]. La nuova chiesa di S. Martino fu edificata nel sec. XV, forse sui resti di una chiesa più piccola. Pare che l’attuale campanile sia anteriore alla chiesa e coevo alla torre simbolo del paese (eretta nel 1409-14) [AD 1974, p. 132]. Fu chiesa collegiata, ma nel 1460 dei tre canonicati ne sopravviveva solo uno [Toscani 2003a, p. 19]. L’elenco dei parroci inizia nel 1540. Da rettoria fu trasformata in arcipretura attorno al 1564. Nel 1565 la chiesa era una grande costruzione ancora priva di pavimento e di volte [Drago 1911, pp. 40-41; Toscani 2003b, p. 64]; le volte furono realizzate nel 1567 dai capomastri Franceschino Bianco e Lorenzo Coppa [Bianchi 2013a, pp. 161-64]. L'edificio fu consacrato il 25/5/1578. La vecchia e la nuova sacrestia vennero costruite nel 1576 e nel 1578 con materiale scadente e sono state rinforzate da chiavi di ferro [Gobbi 1965, pp. 118-19]. Durante l'arcipretura di Giovanni Giacomo Leti, tra fine XVII e inizio XVIII secolo, ebbe particolare risalto il culto di santi gesuiti. Nel 1717 furono installate cinque campane [Spriano 2004, p. 152]. La facciata originaria già restaurata nel 1822, nel 1907 fu ricoperta dall’attuale in cemento martellinato con basamento in granito di Baveno e stipiti di Saltrio (capomastri Giuseppe e Giovanni Pellizzari, su disegno dell’arch. Alberto Girola) [Drago 1911, p. 40; Gobbi 1965, p. 120]. Un nuovo restauro della facciata fu realizzato nel 1998 (ditta Pagella). Nel 2005 fu rifatto il pavimento del presbiterio (studio Petitti).

L’ingresso è preceduto da una scalinata. La facciata è tripartita da quattro grandi lesene e ha tre porte (quella di sinistra è però murata). Sul portale centrale c’è una lunetta con la Madonna e il Bambino in rilievo, a sua volta sovrastata da una nicchia con un’imponente statua del Salvatore. Sulle porte laterali sono presenti rilievi raffiguranti S. Martino e S. Ciriaco, e, al secondo ordine, due trifore. In alto, sopra sette testine d’angelo allineate, la facciata termina al centro con un timpano triangolare culminante con un Crocifisso metallico; lateralmente vi sono due volute e due grandi fiamme. L’interno a tre navate è molto ampio (m 43-44 x 18), capace di contenere 3000 persone. Pavimentazione in cementine esagonali di tre colori. La volta è sorretta da otto colonne quadrilobate, di cui due incorporate nel muro del presbiterio. Gli affreschi della volta (Elemosina di S. Martino, S. Martino in abito vescovile, S. Ciriaco con la palma del martirio, Assunzione di Maria) sono di Andrea Vinaj (1889-90), cui si devono anche i quadri della Sacra Famiglia, di S. Isidoro e di S. Crispino che si esponevano nei giorni della festa dei contadini e dei calzolai [Gobbi 1965, pp. 123-24, 130]. Il presbiterio è sopraelevato di cinque gradini e delimitato da una balaustrata marmorea. Imponente altare maggiore di marmi policromi, con un rilievo raffigurante S. Martino e un tronetto sorretto da quattro colonne; l'altare e la balaustra sono opera di Giacomo Pellagatta (1767) su disegno di Giuseppe Caselli; il bel cancelletto di ferro battuto della balaustra si deve a Nicola Avalle (1770) [Di Majo 2010, p. 421]. L'altare rivolto al popolo, in marmo giallo reale, un seggio marmoreo e l'ambone, decorato con una scultura in bronzo effigiante l'Elemosina di S. Martino, sono opera di Giovanni Bonardi (2007). Presbiterio e coro ricevono una luce soffusa da vetrate che raffigurano S. Martino vescovo, il Miracolo della Madonna del Pozzo, e S. Ciriaco, risalenti ai primi decenni del sec. XX [Gobbi 1965, p. 131]. Tra ricche decorazioni a stucco si trova un notevole ciclo di otto tele di diversa qualità, databili al 1696, che presentano stemmi non identificati e i nomi dei donatori: Angelo Custode, attribuito a Giacomo Paravicino detto il Gianolo; Morte di S. Francesco Saverio, del Gianolo; Madonna di Caravaggio, di bottega del Gianolo; S. Giovanni Battista, di pittore lombardo più modesto; S. Luigi Gonzaga (datato 1696), del Gianolo; Martirio di S. Bartolomeo (datato 1696), di pittore lombardo (?); Madonna del Pozzo, di pittore lombardo; Madonna del Suffragio (datato 1696), del Gianolo. Al centro del coro è posta una tela più grande raffigurante la Madonna col Bambino, S. Ignazio di Loyola e S. Filippo Neri, della bottega del Gianolo [Barelli 1999, pp. 152-53; Giuliano 2014, pp. 112-14]. Ad eccezione dell'Angelo custode, restaurato nel 1999 (N.O.V.A.R.I.A. Restauri), le altre tele sono state restaurate nel 2004 (Marello e Bianco). Tra i quadri sono collocati i busti dei Ss. Gregorio, Girolamo, Ambrogio e Agostino; più in alto vi sono grandi statue di S. Caterina martire, S. Ciriaco, S. Antonio, S. Siro, S. Pietro, S. Carlo, S. Lorenzo e S. Francesco da Paola [Gobbi 1965, pp. 123-24; Spriano 2008, pp. 23-46], e tondi dipinti con santi e profeti (di epoca successiva agli stucchi e alle tele) [Barelli 1999, p. 152; Palmieri 2008a, p. 128].

In capo alla navata laterale destra si apre la cappella del Crocifisso, il cui grandioso altare ha un Cristo in croce ligneo e un gruppo di statue in stucco, riapparse dopo il restauro vivamente colorate e dorate [Guerrini 2003, pp. 43-44], rappresentanti Maria, l’Angelo custode e i Ss. Giuseppe, Ignazio di Loyola e Francesco Saverio in veste di pellegrino; opera realizzata nei primi anni del Settecento (ante 1707) dallo stuccatore intelvese Giovanni Battista Gallo. Sopra la mensa, entro un sepolcro chiuso da un vetro, è posta la statua lignea di Cristo deposto, con le braccia snodate, segno dell'utilizzo durante la funzione dell'Entierro, solennemente praticata nel sec. XVIII. Alla parete sinistra una lapide del 1706 ricorda Andrea Galvagno, possidente che nel 1607 comprò la cappella e vi fu sepolto; nello stesso 1706 all'altare venne eretta la Compagnia di Gesù Crocifisso (anche detta della Buona Morte) [Leti 1707, p. 14 [1]; Gobbi 1965, p. 128; Monti 2011, pp. 82-88]. Al di sopra c’è una tela di fine Seicento raffigurante la Circoncisione di Gesù con S. Ignazio, con lo stemma dei Galvagno. In capo alla navata sinistra c’è la cappella del Rosario, decorata da Anacleto Laretto (1889-90) [Gobbi 1965, pp. 125, 130], ricca di un apparato di stucchi settecenteschi rococò (in sostituzione dei precedenti dovuti al Moncalvo) [Bava 1999, p. 215] e di tele del Moncalvo (ca. 1605-10): all’altare grande pala (m 3.75 x 2.55), raffigurante la Madonna del Rosario coi Ss. Domenico e Caterina da Siena, sormontata dal Creatore; alle pareti laterali e sulla volta i 15 Misteri [Romano 1990, p. 9]. Nel 1770 venne pagato per restauro dei quadri della cappella il pittore Costantino Borti di Roma [Di Majo 2010, p. 422].

Anche le cappelle laterali sono ricche di stucchi; sul lato destro: a) altare di S. Pietro (non si celebra), tela del Moncalvo rappresentante l’Intercessione di Maria e dei Ss. Domenico e Francesco [Romano 1968, p. 85]; b) S. Michele (o S. Giuseppe), altare in stucco (1677), tela raffigurante S. Michele arcangelo che combatte Satana, di Giorgio Soleri (1574) [Bianchi 2008, pp. 334-38; Guerrini 2009, p. 99]; c) SS. Trinità, tela con la Pentecoste (ca. 1650); d) S. Lucia e S. Bernardo (o delle quattro vergini), tela del Moncalvo [Romano 1968, p. 85] raffigurante S. Bernardo da Mentone con le Ss. Cecilia, Apollonia, Lucia e Margherita, con ricca decorazione in stucco di Andrea de Iberti (1606) [Bianchi 2013a, p. 164].

Cappelle laterali di sinistra: a) battistero, chiuso da una bella cancellata in ferro battuto; vi è un quadro di Andrea Vinaj raffigurante Il battesimo di Gesù; sulla parete di controfacciata prossima al battistero, nel corso di restauri (Giovanni Bonardi e Francesca Regoli, 2009) è tornato alla luce un lacerto di affresco raffigurante il Battesimo di Cristo, che ricorda opere giovanili del Moncalvo; b) Ss. Rocco e Sebastiano, tela del Moncalvo raffigurante l’Intercessione dei Ss. Rocco e Sebastiano [Romano 1968, p. 85]; c) SS. Maria col Bambino, con pregevole statua lignea dorata, che si portava in processione nel mese mariano [Grignolio 1993, p. 101]; d) Immacolata, altare sormontato dalla bianca statua. Alla destra di questa cappella c’è una nicchia vetrata con una bella statua settecentesca della Madonna.

Pregevole pulpito intagliato sul cui fronte è raffigurata l’Elemosina di S. Martino. Elegante tribuna dell’organo; l’organo è un Gandini, ed ha trasmissione pneumatico-tubulare [Grignolio 1993, p. 104]. Da anni non è più utilizzato, ed è sostituito da un armonium situato presso l'altar maggiore [Spriano 2008, p. 15].

In sacrestia si trovano mobili di pregio, un lavabo marmoreo e un quadro ritraente S. Francesco da Paola, la cui elaborata cornice lignea comprende, entro il timpano spezzato, lo stesso stemma che si ripete alla base del lavabo; nel secondo emblema è scolpito il motto «ORIOR LETUS», riferibile a Giovanni Giacomo Leti (arciprete di S. Martino dal 1686 al 1715, autore di vari libri, tra cui una biografia di S. Francesco da Paola). Si conservano pure una raffinatissima pisside-ostensorio dell'orafo Jeremias Sibenbürger (1622-23), donata dall’imperatrice Eleonora Gonzaga al frate cappuccino padre Salvatore Bucci (segretario di padre Giacinto Natta durante una missione diplomatica pontificia in Germania), e due belle pianete, passate alla chiesa di S. Martino dopo la soppressione del convento dei Cappuccini nel 1802 [De Conti, VII, p. 55; Gobbi 1965, pp. 127-28; Barelli 1999].

S. Siro: in via Ollearo. Già sede di parrocchia, fondata nel 1445 e soppressa nel 1986 [Toscani 2003a, p. 20; Decreto vescovile 30/6/1986]. Citata dal 1190 [Gasparolo 1896, p. 204]. Nel 1269 era diroccata e fu donata dal vescovo di Pavia al priorato mortariense di S. Andrea; venne censita negli anni 1321-24 nella diocesi di Pavia; nel 1476, seguendo le sorti dei mortariensi di S. Andrea, fu aggregata al priorato dei Canonici Regolari Lateranensi di S. Maria di Castello di Alessandria, che provvedevano all'elezione del parroco [Saletta 1711, vol. I, parte IV, c. 155r; Gasparolo 1896, pp. 205, 207; Gobbi 1965, pp. 59, 62; Rosada 1990, p. 74]. Inizialmente si trovava fuori le mura, verso Castelletto Scazzoso; venne distrutta durante scontri armati negli anni '30 del Quattrocento [Gasparolo 1896, p. 206]; fu quindi ricostruita presso il castello e infine riedificata entro le mura nel 1562 dai Canonici Regolari Lateranensi, in un’area non lontana dalla sede della chiesa antica sul Poggio. Nel 1565 era ancora priva di pavimento e volta. Venne consacrata il 25/5/1578 dal cardinale Ippolito de’ Rossi [Toscani 2003b, p. 70; AD 1969, p. 81]. Nel 1725 la chiesa, con tutte le sue pertinenze, venne ceduta dai Canonici di S. Maria di Castello alla diocesi dei Pavia [Gasparolo 1896, p. 210]. Nel 1871 fu portata alle dimensioni attuali con la costruzione di presbiterio e coro; nel 1886 fu eretto il campanile; nel 1895 la chiesa venne affrescata e decorata [Gobbi 1965, p. 137]; infine fu riconsacrata da mons. Barone nel 1898 [AD 1969, p. 81]. La facciata fu rifatta nel 1909 in cemento martellinato, capomastri i fratelli Carlo e Alberto Ferraris [Gobbi 1965, p. 138]. Negli anni 2013-14 fu restaurato e consolidato il campanile (studio Petitti).

Al di sopra del portale è posto un tondo col busto di S. Siro. L’interno a navata unica prende luce da cinque grandi finestre arcuate laterali, da due in facciata e da una nel coro. Sulla volta vi sono due affreschi: nella navata Angeli adoranti lOstia, e nel coro Angeli che attendono S. Siro, con la scritta attribuita a S. Siro «Hic vere populus Sancti Salvatoris». L'altar maggiore è in marmi policromi; è sormontato da un Crocifisso in legno di sicomoro. Oltre all’altare maggiore vi sono quattro finti altari laterali: a destra di Maria Assunta e di Teresa del Bambin Gesù, a sinistra del Sacro Cuore e di S. Antonio [AD 1991, p. 201]. Sul lato sinistro del presbiterio è collocata una tela rappresentante l’Adorazione dei pastori, del Moncalvo in collaborazione con la figlia Orsola (<1620) [Romano 1970, p. 99; Chiodo 2003, p. 51], proveniente dal convento dei Cappuccini (soppresso nel 1802) [Gobbi 1965, p. 138]. Sul lato destro del presbiterio è posta una tela di fine XVI secolo raffigurante S. Defendente tra i Ss. Zeno, Ubaldo, Agata, Apollonia, Onofrio e devoti. Il fonte battesimale è situato alla sinistra della porta d'ingresso, racchiuso da un cancelletto; al di sopra della bussola si trova la cantoria con l'organo.

Ss. Rocco e Sebastiano: chiesetta attigua a S. Siro. Una piccola cappella di S. Rocco appartenente ai Disciplinanti esisteva già nel 1565 [Toscani 2003b, p. 91]. Costruita anch’essa dai Canonici Regolari Lateranensi dopo la chiesa di S. Siro, con la quale aveva inizialmente in comune il campanile, prima della costruzione del proprio. Fu sede di confraternita [Gobbi 1965, p. 139]. L’altare marmoreo fu trasferito nella chiesa di S. Siro [Spriano 2004, p. 189]. Rifacimento della copertura nel 2015 (studio Petitti). Sul frontone sono rilevabili tracce di un quadrante solare privo di gnomone [Mesturini 2008, p. 33].

SS. Trinità e dello Spirito Santo: nel centro della città, addossata ad abitazioni. Chiesa antica, forse in passato parrocchiale [Drago 1911, p. 41; Ricaldone 1980, p. 185]. Divenne in seguito sede dell’omonima confraternita. Verso la metà del sec. XVIII fu rifatta quasi completamente. Nel 2006 fu effettuato il restauro con consolidamento e intonacatura del campanile (studio Petitti).

Navata unica voltata a botte ribassata; col transetto forma una pianta a croce latina a "tau". Sull'incrocio si eleva il tiburio con cupola ottagonale, già affrescata all’interno. L’altare marmoreo barocco ha un quadro riproducente la SS. Trinità. L’organo, collocato nel braccio destro del transetto, è del sec. XVIII [Spriano 2004, p. 186].

S. Antonio (chiesa dell’Ospedale): all’ingresso settentrionale della città, presso l’Ospedale di Santa Croce, ora Casa di Riposo. Chiesa e convento di S. Antonio fuori le mura furono concessi ai Serviti dal Consiglio Comunale nel 1504 [Ricaldone 1980, p. 185]. Nel 1561 si iniziò la ricostruzione della chiesa conventuale (capomastri Zanino di Valenza, Ludovico di Mede e Gerolamo di Urbino). I lavori procedettero a rilento; le volte furono realizzate nel 1588 (capomastri Pietro della Giovanna e Domenico Rigino) [Bianchi 2013a, pp. 167-169]. Il convento fu trasformato nell'ospedale di S. Croce nel 1792. La chiesa diroccata fu ricostruita nelle forme attuali nel 1822 [Drago 1911, p. 40]. Alcune statue e paramenti provengono dall'oratorio di S. Michele (sconsacrato nel 1820 e demolito nel 1823).

L'interno è decorato con affreschi di Pietro Vignoli (1963): sulla volta della navata SS. Eucaristia e Apoteosi di S. Antonio, sulla volta del coro Fede, Speranza e Carità, alle pareti del presbiterio Cena Domini e Gesù nellorto. Inoltre quadri raffiguranti S. Maria Mazzarello (cofondatrice delle suore salesiane), S. Giuseppe e il Sacro Cuore. L’elegante altare è sovrastato nel coro da una statua dell’Addolorata. Nel presbiterio vi sono statue di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco [Gobbi 1965, pp. 133-34]. All’ingresso della chiesa sono sistemate due tele raffiguranti S. Michele che abbatte il demonio, del Moncalvo (ca. 1620-25) [Romano 1984, p. 540] e la Sacra Famiglia al lavoro, di Orsola Caccia [Romano 1972, p. 763].

Assunta: situata presso il “Campanone”. Chiesa barocca risalente al sec. XVIII. Il campanile fu rifatto nel 1905 su disegno del geom. Paolo Prati [Drago 1911, p. 41; Gobbi 1965, p. 133]. L’edificio fu ripristinato negli anni settanta del sec. XX [Ricaldone 1999, p. 824]. Nel 2003-2004 furono effettuati restauri della facciata, del campanile e del tetto (studio Petitti).

L’ingresso è chiuso da una cancellata. Navata unica decorata con un bel complesso di affreschi e di stucchi di fine sec. XVIII [Spantigati 1979, p. 21]. L’affresco della volta rappresenta l’Assunta. Pavimento alla veneziana del 1868. L’altare e la balaustrata di marmo sono rialzati rispettivamente di tre e di due gradini. Alle pareti del presbiterio entro nicchie sono sistemate otto grandi statue di Apostoli e Santi, sorvolate da testine di angeli; al centro del coro vi è una statua dell’Assunta di stile rococò [Gobbi 1965, p. 132]. Sulle pareti della navata era in passato collocato entro cornici di stucco un ciclo di sei tele (ora ritirate in altra sede), raffiguranti scene della vita della Vergine e di Cristo, attribuite a Giacomo Paravicino, detto il Gianolo, e bottega, databili a fine XVII - inizio XVIII secolo, restaurate nel 1982, di cui tre (Assunta, Nascita della Vergine e Sposalizio della Vergine) derivano da incisioni del Maratta [Barelli 1999, p. 154; Gattoni 2014, p. 43; Giuliano 2014, p. 111]. Sopra le tele, all’altezza del cornicione, vi sono quattro angeli per lato in pose diverse [Gobbi 1965, p. 132].

Immacolata: a Valdolenga (dial. Uadlènga). Fu edificata nel 1822 [Drago 1911, p. 41].

S. Defendente: a Frescondino (dial. Frascundìn. Frescondinum, 1442 [Ricaldone 1980, p. 85]). Grande chiesa edificata nel 1820. Campanile del 1908, progettato dall'arch. Alberto Girola [Drago 1911, p. 41]. A fianco dell’edificio vi sono locali un tempo occupati dal custode; il vano a pianterreno era aula scolastica, ed ora è utilizzato come sala riunioni [Spriano 2004, p. 188].

Maria Ausiliatrice e S. Giuseppe: alla Gabina (dial. la Gabìn-a). Eretta per iniziativa della signorina Emilia Mossi, per la protezione dei soldati in guerra [Gobbi 1965, p. 135; Spriano 2004, p. 189].

S. Francesco Saverio: a Salcido (dial. Sàus). Recentemente riparata.

Addolorata: sulla strada per Lu. Bella cappella, frequentata soprattutto nelle processioni. E’ stato rubato un quadro della Madonna, donato dalle figlie del dott. Barco [Spriano 2004, p. 189].

S. Andrea, cappella nel cascinale omonimo, a sud-ovest del paese. Fu almeno dal 1134 chiesa del priorato mortariense di S. Andrea, cui nel 1269 venne aggregata la chiesa di S. Siro. Nel 1476 il priorato, con l'annessa chiesa di S. Siro, fu incorporato nel priorato di S. Maria di Castello di Alessandria dei Canonici Regolari Lateranensi [Gobbi 1965, pp. 59, 62; Maccono 1928, pp. 63-65; Fonseca 1966, p. 378]. Dal XV secolo viene spesso indicata come facente parte del territorio di Castelletto Scazzoso [Gasparolo 1896, pp. 206 sgg.]. Edificio attualmente utilizzato a uso profano. Negli ultimi decenni è stata restaurata la facciata e, in corrispondenza della porta d'ingresso, si è realizzata una piccola cappella semicircolare con altare che ha ripreso ad essere officiata [Spriano 2004, p. 189], mentre l'ambiente che costituiva l'aula, privo della parete di fondo, è impiegato come fienile.

S. Giovanni Battista, costruzione ridotta a legnaia nel cascinale Squarzolo, a sud-ovest del paese [2]. Non se ne conoscono notizie storiche. La dedicazione si ricava da un dipinto murale del 1914 presente in facciata sopra il timpano triangolare che, con un oculo, marca la porta d'ingresso; S. Giovanni Battista, riconoscibile per la presenza del nome con l'ecce Agnus Dei in un cartiglio, è curiosamente ritratto come un pellegrino. La facciata è rivolta a sud-ovest. L'edificio spicca per la sporgenza sul lato opposto di un'abside semicircolare in laterizio. L'interno è spoglio, con ampi distacchi di intonaco. Nell'aula rettangolare quattro pilastri delimitano un'area centrale quadrata con volta a padiglione e due anguste navatelle laterali. Al centro dell'abside, al di sopra dello spazio un tempo occupato dall'altare, resta una cornice in stucco modanata.

Santuario Madonna del Pozzo: situato circa 1 Km ad est del centro abitato, sulla strada per Frescondino. Chiesa eretta per ricordare il miracoloso salvataggio del soldato spagnolo Martino de Nava da parte della Madonna, avvenuto il 15/5/1616 [AD 1991, p. 201]. La costruzione iniziò il 15/4/1617; fu ampliata agli inizi del '700 [Gilardi 2008, p. 43] e nel 1732 con l’erezione dell’Opera per gli esercizi spirituali. Nel 1768 il mastro Giovan Battista Trezzino (Trezzini) decorò le pareti incorniciando in stucco vari quadri ricevuti in dono in quegli anni. Un campanile a sezione triangolare (non più esistente) fu costruito nel 1777 [Roncati 1926, pp. 20-22]. Nel 1811 fu sistemata una balaustrata di marmo proveniente dalla chiesa di S. Michele, da poco soppressa [Spalla 2000, p. 51]. Nel 1870-71 Edoardo Arborio Mella diresse lavori di restauro [Spalla 2000, p. 70]. Nel 1910 Rodolfo Gambini affrescò la volta con la Madonna in trono col Bambino e San Salvatore sullo sfondo [Spalla 2000, p. 71]. Nel 1925-26 fu edificata la grande ala a ovest della chiesa e il porticato anteriore. Nel 1940-45 il santuario venne occupato da gruppi militari [Spalla 2000, pp. 79-81]. Una nuova importante ristrutturazione iniziò nel 1946, diretta dall’arch. don Angelo Verri: caseggiato e chiesa furono ampliati nelle porzioni anteriori, vennero eliminati gli stucchi del sec. XVIII, lasciando solo i sei quadri ovali del presbiterio, ciascuno col nome del donatore: sul lato sinistro, opere del pittore Morelli, Visitazione (1766), Presentazione al Tempio (1768), Assunzione (1768); sul lato destro, di Morelli Nascita della Vergine (1768), senza firma e data Circoncisione e Immacolata. L’interno fu rivestito di marmi; venne collocata una Via Crucis di Giovanni Rovero (1952 o 1959) in ovali ad olio incorniciati da nuovi stucchi; fu edificata la cappella del Pozzo, direttamente collegata alla chiesa; fabbricato e facciata della chiesa vennero rialzati; nel timpano fu collocato un mosaico in tessere policrome di vetro di Murano con la scena del miracolo (Giovanni Rovero, 1959); l’orto fu trasformato in chiostro con porticato sui quattro lati [Spalla 2000, pp. 89-91; Baldizzone 2005, p. 133]. Al 1966 risalgono nuovi lavori; il quadro di Giorgio Alberini fu traslocato dall’altare maggiore alla cappella del Pozzo; al suo posto fu collocata una scultura di legno riproducente il miracolo, di Luigi Antonio Mussner; venne completato il porticato anteriore; la cappella del Pozzo fu decorata in stile pompeiano [Spalla 2000, p. 93]. Dal 1946 fino al 1977 furono custodi i Benedettini Olivetani; a loro subentrò la Pia Unione dei Missionari della Fede che lasciò il santuario in data 11/4/1983. Il grande edificio circostante fu quindi trasformato in casa di riposo, inaugurata nel 1988 [Spalla 2000, p. 103]. Al 2007 risalgono l'altare rivolto al popolo di marmo giallo reale, l'ambone e la sede, opere di Giovanni Bonardi [Bonardi 2009].

Il Miracolo del pozzo, una delle opere migliori di Giorgio Alberini (1622), venne rubato il 18/8/1983 [AD 1991, p. 282]; ora è sostituito da una copia di Pietro Vignoli; furono sottratti anche la Crocifissione di Fumagalli, due quadri di Morelli e quattro quadri di minore valore [Spalla 2000, pp. 99-100]. Nella primitiva cappella si trova il pozzo con parapetto in mattoni, protetto da una grata e da un cristallo; sull’altare vi è la copia della tela di Giorgio Alberini; alle due pareti sono affissi numerosi ex voto. Il vero e proprio santuario è adiacente: ambiente allungato ed ampio, con lesene di marmo nero, due confessionali a fil di muro con le tendine rosse. Sull’altare di fondo è disposto un gruppo in stucco tenuemente colorato raffigurante la scena del miracolo. Intorno al presbiterio sono poste entro cornici di stucco le sei tele datate 1766-68. Sulla volta c’è l’affresco di Rodolfo Gambini (1910) [Grignolio 1994, p. 103].


1 L'indicazione bibliografica si deve a Domenico Cavalli (2013).
2 L'esistenza dell'edificio è stata segnalata da Domenico Cavalli (2013).